ZIBALDONE, blog di Franco Tessitore

To content | To menu | To search

Friday, June 24 2016

Più Europa o affondiamo tutti

Gli inglesi hanno scelto di uscire dall’UE. Pessima notizia per gli europeisti ma, come ha tweettato il presidente del Parlamento Europeo Martin Schultz, sono anche terminati 40 anni di ambiguità.

Molti fuori dell’inghilterra (la minuscola ci sembra necessaria visto l’isolamento a cui si volge il cosiddetto Regno Unito) plaudono a questo risultato e preconizzano altri referendum, altre uscite e la disintegrazione definitiva di quanto è stato costruito in sessanta anni.

All’Europa vengono imputati tutti i mali, dimenticando o ignorando che il nostro progresso, i risultati raggiunti, anche con le difficoltà attuali, li dobbiamo all’Europa, senza contare il sommo bene: la pace. Questa parte di mondo non ha mai vissuto un così lungo periodo di pace e ciò lo si deve alle istituzioni comunitarie dove tutti gli interessi trovano un luogo di compensazione. Un conto è litigare in famiglia, dove facilmente ci si riappacifica, un conto litigare con estranei arrivando inevitabilmente alle estreme conseguenze.

Certo l’Europa così com’è non va bene ma bisogna impegnarsi a migliorarla non a distruggerla in nome di anacronistici sussulti di sovranità o sotto l’ossessione dei migranti alle frontiere. Per cambiarla ci si deve stare dentro, non fuori.

E piuttosto che chiedere meno Europa bisogna rivendicare con forza più Europa, più poteri al Parlamento Europeo, più poteri alla Commissione. Se siamo a questo punto è perché l’Unione non è completata, non è una entità statuale. Per affrontare i problemi di oggi e soprattutto di domani c’è bisogna di unità, di un vero governo europeo.

Oggi, che è un giorno triste per tutti, quelli che hanno perso ma anche quelli che hanno vinto, bisogna crederci ancora di più. Il sogno europeo non è finito. Altrimenti il nero comincerà a colorarsi di rosso sangue. Che Dio ce la mandi buona!

Monday, June 20 2016

Partecipazioni olimpiche da ripensare

Fanno notizia le squalifiche ed esclusioni dai prossimi giochi Olimpici di Rio causa doping. Questa volta tocca alla Russia.

E fanno notizia, altresì, i ricorsi di singoli atleti, sempre russi, contro tali decisioni che penalizzano, a parer loro, soprattutto chi non c’entra con le magagne. Questi atleti evidenziano un problema reale che non sarà risolto fino a quando non sarà eliminata la partecipazione per Stati (o per Comitati).

Nell’antica Grecia gli atleti gareggiavano a titolo personale, non in nome della propria città. Pensiamo che anche oggi questo sia possibile, aprendo all’iscrizione di qualsiasi atleta a prescindere dalla nazionalità purché non sia condannato per comportamenti illeciti. Ovviamente per evitare di avere un numero abnorme di concorrenti si potrebbe limitare la partecipazione a quelli accreditati di un dato punteggio o tempo o misura, a seconda della specialità. D’altronde c’è già stato, in passato, qualche esempio di partecipante sotto nessuna bandiera se non quella dello sport.

Thursday, March 24 2016

Giustizia per i morti di Srebrenica, Sarajevo e altre città


Le tante atrocità di questi giorni sembrano oscurare altre notizie come quella della condanna di Radovan Karadzic, l’ex boia di Srebrenica, a 40 anni di carcere per genocidio.

L’esito del processo, a lui ed altri complici, non restituisce la vita alle migliaia di civili trucidati ma almeno rende parziale giustizia a quanti, uomini, donne vecchi e bambini, furono oggetto di pulizia etnica significando che nessuno può macchiarsi di crimini tanto gravi pensando di farla franca.

In un giorno di Pasqua del tempo di guerra, era il 1993, la TV trasmetteva immagini orrende provenienti dalla Bosnia. Scrissi una modesta poesia che vi propongo di seguito:

Il cannone terribile
Squarcia le antiche case
Di Sarajevo
E celebra
Il martirio di un anno
E di cento città

E’ guerra al di là del mare
Ma non par vero
Se non fosse
Per quel sangue
Per quei morti mutilati
Per quelle mani tese
A un mondo che non capisce
I composti lamenti
Da terre così vicine
Da terre così lontane.

Avevamo appreso dai libri
Il tempo dell’odio.
Chi avrebbe pensato
Che ancora Sarajevo
Anelasse
Al triste registro della storia
Che ancora Srebrenica
Aspirasse
Al supplizio
E la barbarie non fosse
Da noi mai partita!

La carovana affamata ferisce
La nostra Pasqua nutrita.
Dovremo ancora aspettare
Mille Sarajevo, Goradze, Cerska
Prima di guardare oltre il mare
Prima di guardare dentro noi?
C’è tempo per domandare
Come è potuto accadere.

Tuesday, October 20 2015

Tutti per Sarri

Adesso che arrivano risultati e bel gioco tutti a salire sul carro di Sarri. Sarri è un maestro di calcio, Sarri è l'erede di Sacchi, Sarri è un grande perché ha saputo tornare sui suoi passi, e, addirittura, Sarri ha ascoltato le nostre critiche, ecc. ecc.

Soprattutto quelli che avevano dubitato, che l'avevano giudicato inadeguato per una piazza come Napoli, che avevano visto nel suo ingaggio un ridimensionamento del 'progetto' ora si sprecano senza ritegno in lodi ed elogi e accusano gli altri che avevano detto aspettiamo, diamogli tempo, di aver emesso dei giudizi di cui essi stessi dovrebbero pentirsi.

Giravolte di giornalisti che si distinguono dagli avventori dei bar sport solo perché vengono pagati, che rappresentano bene il nostro carattere nazionale. Io fascista? ma quando mai? Non ho mai votato Berlusconi, l'ho sempre disprezzato, di nuovo ecc. ecc. Mai nessuno che riconosca l'errore, che dica correttamente "scusate, mi sono sbagliato".

Sunday, September 13 2015

L'Italia vince nello sport, perde nell'informazione

Ieri 12 settembre è stata una giornata gloriosa per lo sport italiano. Due atlete azzurre, Flavia Pennetta e Roberta Vinci hanno disputato la finale degli US Open (con la vittoria della prima), evento definito storico, e Fabio Aru si è imposto nella Vuelta spagnola distanziando di oltre 3' il capoclassifica Dumoulin.

Due eventi che erano stati anticipati nel tennis da fantastiche semifinali e nel ciclismo da una lotta serrata fra i due distanziati da una manciata di secondi, eccitando le aspettative della gente e ovviamente ricercati sui canali TV.

Inutilmente.

Mamma RAI non è stata in grado di acquistare nemmeno i diritti dell'ultima giornata e ha risposto NIET alle ricerche dei telespettatori proponendo gare di canzonette tra bambini, un serial poliziesco e una inchiesta giornalistica. E si che attraverso uno dei suoi canali ha continuato a proporre vecchi filmati sportivi.

Un grave errore dal punto di vista commerciale (pare che che con la nuova Direzione non sia cambiato nulla negli orientamenti e nelle scelte editoriali) e soprattutto un affronto all'utente pagatore.

Monday, September 7 2015

"Ho detto tutto"

Mi è venuta casualmente tra le mani una copia de Il Giornale del 6 settembre 2015. Vincendo una certa avversione ne ho sfogliato le prime pagine. Già la dichiarazione sotto la testata “40 anni contro il coro” è stata una fulminazione. Mi son detto vuoi vedere che il giornale di famiglia si è sempre distinto dagli organi e dalla platea osannanti il capo perfetto, invincibile, ricco, predestinato alla guida dei destini d'Italia criticando, analizzando, giudicando, attaccando ed io non me ne sono accorto? La cosa mi ha preoccupato.

Poi ho letto qualche titolo: “Merkel spalanca le porte d'Europa”, “Non abbiamo senso dello Stato quindi nemmeno dei confini”, “Basta socialismo previdenziale: privatizziamo il sistema pensioni”, “Passione senza tornaconti: le idee dei giovani azzurri per la politica del futuro” e infine un dossier del prof. Brunetta “L'Italia si è svenduta a Berlino”. Non ce l'ho fatta più ad andare avanti.

Sunday, August 16 2015

Lo sport parla chiaro: il Sud arranca

In questi giorni lo Svimez ci ha presentato un Sud che negli ultimi anni è cresciuto metà della Grecia. Si sono persi seicentomila posti di lavoro, il tasso di natalità non è stato mai così basso, il reddito pro-capite è meno della metà di quello del Nord.

Poiché è tempo di inizio della stagione sportiva, diamo un'occhiata ai prossimi campionati e notiamo che anche qui il divario Nord-Sud è ben evidente. Per quanto riguarda la Serie A di calcio, su venti squadre, 13 sono del Nord (65%), 5 del Centro (25%) e appena due (Napoli e Palermo), del Sud (10%). Non cambia il quadro negli altri sport. Nel Basket le squadre settentrionali sono il doppio delle meridionali (10 a 5 e solo una del Centro). Nella superlega femminile di Volley ci sono 10 squadre del Nord, 2 del Centro e nessuna del Sud. Nella superlega di Volley maschile la situazione cambia poco (8, 3, 1). Nel Rugby, sport meno diffuso sul territorio, abbiamo nel Trofeo di Eccellenza quattro squadre del Nord e due del Centro.

Insomma il quadro generale dello sport riflette molto chiaramente la situazione socio-economica del Paese.

Saturday, August 1 2015

La giustizia non è per gli onorevoli

Il caso Azzollini, il senatore indagato dalla procura di Trani, ultimo di una lunga serie, ha suscitato le solite polemiche come accade ogni volta che la magistratura chiede l'autorizzazione a procedere, o addirittura l'arresto, contro un membro di una delle Camere.

Per strumentale solidarietà o altrettanto strumentale giustizialismo, conditi di politici o inconfessabili interessi, all'inquisito si nega o si accorda la protezione dell'immunità parlamentare.

L'art. 68 della Costituzione recita: “I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni”. Il resto dell'articolo, va da sé, vieta di procedere ad ogni tipo di indagini e restrizioni senza il placet della Camera di appartenenza.

Questa forma di protezione fu inserita nella Costituzione del '48 e riaffermata nella modifica del 1993 per difendere i rappresentanti del popolo da sempre possibili arbitrii.

La prassi parlamentare ha portato ad un abuso nell'applicazione di detto articolo, il cui contenuto si è trasformato in strumento di lotta politica. L'esame del caso dovrebbe riguardare non la difesa acritica o nella superficiale condanna dell'inquisito ma la legittimità della richiesta della magistratura, rispondendo alla domanda se i reati di cui si accusa l'onorevole di turno rientrano o meno nella sfera dell'esercizio della sua funzione, se essi sono di natura politica o penale.

Quando, respingendo la richiesta della Procura, si ritiene implicitamente che induzione e concorso in bancarotta fraudolenta, assunzioni clientelari, bilanci falsificati, stipendi e consulenze d'oro, improprio utilizzo delle risorse, ecc., sono prerogative della funzione di deputato o senatore quale è descritta dalla Costituzione, allora si deve concludere che la politica è questo (inoltre, come la mettiamo con gli altri imputati dell'inchiesta che politici non sono?).

Non è un bel segnale che si manda al cittadino.

Thursday, January 8 2015

Siamo tutti Charlie

La strage nel giornale satirico francese Charlie Hebdo non ha ancora una soluzione ma una cosa è chiara. Sia che si tratti di un attentato perpetrato da elementi esterni oppure autoctoni essa è “contro la nostra libertà”, come ha dichiarato il presidente Hollande, contro la nostra civiltà, le nostre idee, il nostro modo di essere, la nostra democrazia. E’ l’attacco dell’oscurantismo che vorrebbe far ripiombare il mondo nelle nebbie della storia.

Se si tratta dei prodromi della III guerra mondiale, come dicono alcuni, ebbene questo attentato è la Pearl Harbour dell’Europa. Esso suona come avvertimento a cui si deve rispondere con l’unità e la determinazione necessarie a vincere.

La reazione che si è avuta spontaneamente in tante città sta a testimoniare che questo attacco al cuore del nostro continente, nella città simbolo della nostra civiltà, è percepito contro tutti noi. Per la prima volta gli europei si sentono tutti coinvolti.

Siamo tutti Charlie.

Friday, June 27 2014

Ciro Esposito: un’altra morte inutile?

La morte del tifoso Ciro Esposito ha segnato un’altra tappa sulla strada della inciviltà sportiva, strada lastricata di lutti ricorrenti.

Si è detto e scritto in questi giorni che gli episodi di violenza devono far riflettere i responsabili del pianeta calcio. Un proposito, un imperativo, una necessità ripetuti ogni volta che si verifica un fatto drammatico dentro o fuori un campo di gioco. Tali eventi non hanno insegnato nulla fino ad oggi.

La morte di Ciro, come quella di tanti altri prima di lui, che da oggi cessa di essere un fatto pubblico (nel senso che non alimenta più le prime pagine) e rientra nell’ambito privato, rischia di essere presto dimenticata e di risultare inutile se dovesse suscitare sentimenti di vendetta o di pseudo giustizia. Viceversa (e la famiglia ha dato un segnale importante) essa si carica di significato se diventa il punto di partenza di una effettiva inversione di rotta, di un cambio di mentalità. Allora perché non farne occasione di riappacificazione tra due tifoserie e due città così vicine e così simili per affetto e attaccamento ai propri colori, per entusiasmo e folclore? Perché non dirsi noi e voi, ma anche gli altri, abbiamo i nostri morti (penso ad Antonio De Falchi, Giuseppe Plaitano, Vincenzo Paparelli, Stefano Furlan, Marco Fonghessi, Celestino Colombi, Vincenzo Spagnolo, Fabio Di Maio, Antonino Currò, Sergio Ercolano, Ermanno Licursi, Filippo Raciti, Gabriele Sandri, Matteo Bagnaresi ) e i nostri feriti a causa di una malintesa passione sportiva, da oggi in poi ci impegniamo ad onorarli con un gemellaggio, che sia l’inizio di un gemellaggio più generale fra tutte le tifoserie e fra tutti i colori?

Ecco, mi piacerebbe che qualcuno dei sostenitori delle due squadre oggi coinvolte esprimesse questo concetto e facesse questo appello. Sarebbe già una grande vittoria sulla morte.

Tuesday, October 1 2013

Culto della personalità

La locuzione culto della personalità indica una forma di idolatria sociale che generalmente si configura nell'assoluta devozione a un leader, generalmente politico o religioso, attraverso l'esaltazione del pensiero e delle capacità, tanto da attribuirgli doti di infallibilità.

I culti della personalità caratterizzano di norma gli stati totalitari o le nazioni che hanno sperimentato di recente una rivoluzione. La reputazione di un singolo capo, spesso caratterizzato come "liberatore" o "salvatore" del popolo, eleva questi a un livello quasi divino.

Il livello di adulazione può raggiungere vette che appaiono assurde agli estranei.

I culti della personalità mirano a far apparire il capo e lo stato come sinonimi, così che diventi impossibile comprendere l'esistenza dell'uno senza l'altro. Aiuta inoltre a giustificare le regole spesso dure della dittatura, e a propagandare nei cittadini la visione che il capo opera come un governante giusto e buono. In aggiunta, i culti della personalità spesso sorgono dallo sforzo di reprimere l'opposizione interna a una élite dominante.

Il culto della personalità può collassare molto rapidamente dopo l'estromissione o la morte del capo. In alcuni casi, il capo precedentemente soggetto al culto della personalità venne diffamato dopo la sua morte.

Estrapolazione da Wikipedia

Saturday, May 4 2013

Il Giro d'Italia parla inglese, non solo nel tabellino

E' iniziato il 96° Giro ciclistico d'Italia nella incantevole cornice di Napoli ma non è sul fatto agonistico o sul ritorno d'immagine per una città tanto bella quanto martoriata che vogliamo soffermarci. Piuttosto vogliamo stigmatizzare la scelta della RAI di utilizzare l'inglese per le informazioni sovrascritte. Sarà pure funzionale alla trasmissione venduta all'estero ma ci pare un'altra abdicazione nella difesa della nostra lingua.

Una volta il ciclismo parlava italiano e francese, ora si è inserito l'inglese. La televisione d'oltralpe, però, non si sognerà mai di utilizzare una lingua che non sia la propria.

Anche questo è un modo per difendere la propria identità. Alcuni (i francesi) ci tengono, altri (gli italiani) la perdono giorno dopo giorno, salvo poi prendersela con la Merkel di turno.

Monday, January 14 2013

La politica e la moglie di Cesare

Tempo di elezioni, tempo di liste. Guerra a colpi bassi. Urgenza di vincere a tutti i costi (imbarcando discussi personaggi che hanno potere e quindi voti), che cozza contro enunciazioni di principio (liste pulite) declamate senza convinzione. E pur di far passare scandalose e inquietanti presenze si arzigogolano fantasiose costruzioni giuridiche: chi non è condannato in via definitiva è innocente, non si possono negare i diritti civili a chi non è condannato alla fine dei tre gradi di giudizio, la democrazia non può essere ostaggio della magistratura, ecc. Tutti gli argomenti sono buoni per giustificare l’assalto al potere a qualunque grado della vita politica.

Nel corso degli anni e del rosario infinito di crimini si è andata affermando la teoria che i tre gradi di giudizio siano necessari complessivamente prima di stabilire se una persona è innocente o colpevole. Non essendo tecnici della materia ci esimiamo dall’azzardare valutazioni in proposito anche se empiricamente siamo convinti che il verdetto in prima istanza sia già rilevante. Soprattutto per quanto riguarda la politica. Infatti siamo altrettanto convinti che per la delicatezza del ruolo dell’eletto, per il rapporto di fiducia che deve essere tra eletto ed elettore, per prevenire ogni tentativo di condizionamento o di ricatto del rappresentante del popolo, insomma per la salvaguardia della sicurezza nazionale non ci deve essere ombra alcuna su chi aspira ad amministrare o a governare. E’ una cosa talmente ovvia che abbiamo finito per sottovalutarla.

Giova ricordare che Cesare, chiamato invano a testimoniare contro Publio Clodio reo di essersi introdotto in casa sua, al giudice che gli chiedeva allora perché mai avesse ripudiato la moglie rispose: “La moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto".

Tuesday, November 6 2012

Chiusura culturale

Si fa un gran parlare di cultura come volano dell’economia in un paese come il nostro povero di giacimenti importanti e di un solido tessuto industriale che, viceversa può solo contare sull’intelligenza dei suoi abitanti, sul patrimonio artistico e paesaggistico, sulla cultura.

Ogni evento culturale (che si tratti di arte, di musica, di letteratura, di scienze, ecc…) è di per sé strumento di avanzamento personale e collettivo e occasione di progresso economico, a prescindere dai personaggi o dai soggetti celebrati. Può trattarsi di Dante come di Shakespeare, di Verdi come di Mozart, di Leonardo come di Van Gogh, della tammorra come del Jazz. La cultura non ha confini né steccati!

Perciò il diniego di fondi all’Umbria Jazz Winter da parte del Ministero dei Beni Culturali con la giustificazione, se le notizie di stampa sono vere, che “il Jazz non è espressione della cultura italiana” appare un grave infortunio. Si poteva capire una ragione finanziaria dietro tale decisione (ragazzi, in questo momento non ce lo possiamo permettere) ma la giustificazione addotta denota chiusura culturale (grave per un Ministero con quel nome e per un governo di professori!) e imprevidenza economica, se non qualcosa di ancora più grave.

Friday, April 20 2012

Calcio: dopo la sospensione riprendono le gare. Come se niente fosse

La morte sul campo del calciatore Morosini ha indotto la Lega a sospendere per una giornata le gare in programma. Il funerale dello sfortunato atleta è stato celebrato con grande concorso di tifosi. I mezzi di informazione si sono occupati per giorni della vicenda e gli inquirenti hanno aperto fascicoli per accertare eventuali responsabilità.

Da questo week end ricominciano le ostilità sportive e la scomparsa del giocatore si trasforma in un evento privato. Ma i problemi restano. Le misure di sicurezza, la prevenzione, i controlli non saranno messi in discussione e tutto continuerà come prima. Ma la discussione sulla presenza o meno di defibrillatori e di medici a bordo campo, su ambulanze pronte a partire, magari eliambulanze, rimane circoscritta ai massimi campionati, che sono quelli che calamitano l’attenzione dei supporter e dei media.

E invece le gare che ogni settimana vengono disputate sui cosiddetti campi di periferia sono migliaia e decine di migliaia sono gli ‘atleti’ che vi prendono parte. Su quei campi è difficile trovare misure di sicurezza idonee e strumenti di pronto soccorso, non parliamo di personale specializzato. Assistiamo talvolta a capocciate terrificanti con giocatori che restano a terra tramortiti e non si sa come soccorrerli. Con lentezza biblica, segno di cosciente inadeguatezza, arriva finalmente una bottiglietta d’acqua recata da un cosiddetto ‘massaggiatore’ fidando in misteriose virtù taumaturgiche. A volte deve essere chiamata un’ambulanza che, con tutta la buona volontà degli addetti, arriva con notevole ritardo rispetto al rischio corso dagli atleti.

Tutto è affidato alla buona sorte, al ‘destino’ che ogni tanto si prende qualche libertà. Che fare? Sui campi polverosi c’è poco da stare allegri, per quanto si possa discutere la situazione non migliorerà granché. L’unica soluzione sarebbe quella di fermare tutto, ma temiamo che non sia una soluzione praticabile.

Avanziamo due modeste proposte, che non servono a risolvere il problema ma possono aiutare a contenere gli incidenti pericolosi. Una è di carattere sportivo, sanzionare pesantemente, con espulsione , il giocatore reo di utilizzare i gomiti per liberarsi dell’avversario, una pratica che sta diventando sempre più generalizzata e cruenta. In secondo luogo imporre l’uso di un casco protettivo per tutti gli atleti, almeno a livello non professionistico. Se ci si rompe una gamba si risolve ma se ci si rompe la testa sono guai seri.

Il resto, come la presenza di un medico durante le partite è solo teoricamente realizzabile. Salvo smentita.

Friday, March 2 2012

E all'improvviso i tgisti raddrizzarono la schiena

A metà TG1 delle venti di oggi 2 marzo 2012 il conduttore ha dato la linea a Palazzo Chigi dove il Presidente Monti stava facendo una dichiarazione sulla questione TAV, dichiarazione molto attesa dall’opinione pubblica e dai manifestanti. “… la libertà di espressione del pensiero è bene fondamentale che lo Stato è impegnato a tutelare…”

Ma?, avranno pensato gli ascoltatori aspettando il seguito. Ma niente, lo stesso conduttore ha interrotto il collegamento sul più bello o sulla parte più attesa..

Abbiamo dovuto ricorrere a Internet per sapere il prosieguo: “… ma non saranno consentite forme di illegalità e sarà contrastata ogni forma di violenza…”. Lo immaginavamo ma lo volevamo sentire dalla voce dell’interessato.

Il TG è terminato con la solita e già vista corrispondenza da Londra sui fasti della famiglia reale.

Lasciamo perdere la questione del canone che darebbe diritto a un’informazione completa. Una domanda sorge spontanea, diceva un famoso personaggio, sarebbe stato interrotto il collegamento se all’altro capo ci fosse stato il superiore dell’Onnipotente?

Friday, February 17 2012

Governo nuovo TG vecchi

Sono passati appena tre mesi dall’insediamento di Mario Monti al governo ma sembra un’eternità. Altro stile, altra concretezza, altra considerazione da parte delle cancellerie, a prescindere dal giudizio sulle misure adottate fin qui.

Il paese è cambiato e lentamente si va disintossicando (si spera) dai veleni che avevano invaso il suo organismo. Non siamo più quelli di prima ed è come se il secondo “ventennio” non fosse mai stato. Quando però accendiamo la tv per ascoltare le ultime notizie veniamo improvvisamente proiettati all’indietro nel tempo. Le stesse facce, la stessa impaginazione, lo stesso rituale defilé di politici (?) capace di bloccarci la digestione.

Chi per anni ha prestato il proprio volto nel ruolo di passa veline agli intrallazzi, alle omissioni, alle falsificazioni, è ancora lì, imperterrito, come se niente fosse successo.

I telespettatori, almeno quelli più accorti, non hanno dimenticato l’abdicazione al ruolo di giornalisti da parte dei mezzibusti dei TG.

E’ ora che, insieme ai conduttori nascosti, anche i conduttori in video passino le consegne

Saturday, February 4 2012

Francia-Italia spettacolo per minoranze

Un'entusiasmante Francia-Italia di rugby è andata in scena oggi 4 febbraio 2012 al Parc des Princes di Parigi in apertura del Torneo delle Sei Nazioni. Una gara di alto livello agonistico e spettacolare che ha risposto pienamente alle attese della vigilia, amplificate dalle schermaglie giornalistiche al di qua e al di là delle Alpi.

Uno spettacolo, però, negato alla maggior parte dei telespettatori perché appannaggio di emittenti a pagamento.

La TV di stato alla quale dobbiamo un sostanzioso canone annuale e che ci assilla da due mesi con i suoi inviti al pagamento è fuori dai giochi, di conseguenza i suoi utenti, cioè tutti (se si eccettuano appunto coloro che si possono permettere un ulteriore abbonamento), sono tagliati fuori dagli eventi più accattivanti e si devono accontentare di programmi nazional-popolari, di chiacchiere da condominio e di pseudogiornalismo.

Una ragione in più per dire basta al canone RAI!

Wednesday, January 4 2012

Abolire il canone TV? Sarebbe ora

E’ il mese del canone TV che di anno in anno si rivela sempre più anacronistico e ingiusto.

Il pagamento dell’”abbonamento alle radioaudizioni” è disciplinato dal RDL del 21 febbraio 1938 n° 246, cioè di 74 anni fa!!!. Allora non c’era la TV, non c’era il satellite, ovviamente non c’era l’offerta televisiva variegata di oggi e non c’era Internet che permette di vedere i programmi di tutto il mondo.

L’abbonamento è dunque una tassa di possesso dell’apparecchio televisivo, indipendente dall’uso. Ciò non toglie che questa tassa o imposta (i pareri sono discordi) pro-RAI è ingiusta e ingiustificata perché:

1. ormai i migliori programmi sono a pagamento;

2. per le famiglie meno abbienti e più deprivate culturalmente la TV è l’unica fonte di formazione e informazione e quindi si tratta di un servizio essenziale che deve essere garantito a prescindere;

3. perché buona parte della popolazione non lo paga e in alcune zone si tratta della maggioranza;

4. perché la Rai ha cessato da tempo di essere un servizio pubblico e tale concetto va rivisto alla luce del progresso tecnologico di oggi e delle prospettive di domani.

Eliminare il canone e togliere il tetto alla pubblicità per la RAI sarebbe cosa buona e giusta.

Sunday, November 6 2011

Numeri e autorevolezza

Isolato politicamente e personalmente sul piano internazionale (da Obama che probabilmente non gli ha mai perdonato la battuta sull'abbronzatura agli europei che gli ridono in faccia) e sul piano interno, dove, oltre ai soliti comunisti e alla magistratura di sinistra, gli sono contro le parti sociali, il mondo della cultura e delle arti, la Chiesa e tutti coloro che stanno avvertendo sulla propria pelle le conseguenze della crisi e della mancanza di una guida credibile, il Presidente del Consiglio continua a dire di avere i numeri in Parlamento.

Le sue alchimie non possono restituirgli credibilità e autorevolezza e sarebbe il momento di prendere atto della situazione e togliere il disturbo.

Ma chi si crede l'uomo della Provvidenza ha difficoltà a capire che è di troppo.

- page 1 of 2